IL MALE PSICOSOMATICO

E SE IL MALE FOSSE TUTTO PSICOSOMATICO?

Si discute ancora, nonostante siano passati secoli di storia , sull’effettiva influenza che la mente può esercitare sul corpo. Sembra quasi che queste inossidabili istanze debbano rimanere separate tra loro per avvalorare il falso e ormai superato principio che l’unità psicosomatica in quanto tale non sia sostanziale in una categoria logica comprensibile e quindi clinicamente affrontabile.
Che i pensieri e le emozioni possono influire sulla nostra salute non è certo una novità, ma ora la relazione tra mente e corpo si sta rivelando sempre più interessante. Analizzate con la lente del XXI secolo, l’ansia e la depressione non sono soltanto stati d’animo, come del resto non sono soltanto emozioni l’amore, la serenità e l’ottimismo.

Il cervello, fonte di  stati d’animo simili, offre un possibile accesso a innumerevoli altri tessuti e organi: dal cuore all’apparato circolatorio, dal sistema digerente a quello immunitario. La sfida consiste nel delineare la mappa dei pensieri che collegano le condizioni mentali a quelle organiche e nell’imparare a viaggiarci liberamente.

Circa 90 anni fa Cannon, psicologo di Harward, già ipotizzava che il corpo umano, quando viene sottoposto ad una minaccia, reagisce con un innalzamento della pressione sanguigna, del battito cardiaco, della tensione muscolare e del ritmo della respirazione. Oggi sappiamo che questa fisiologica “reazione allo stress” coinvolge gli ormoni e alcune sostanze chimiche dall’azione infiammatoria che, come sono benefiche in dosi adeguate, così si rivelano pericolosissime in “overdose”, potendo scatenare dal semplice mal di testa all’infarto del miocardio.

Oggi gli esperti di tutto il mondo ritengono che dal 60 al 90 per cento dei casi, tutte le visite mediche interessano sintomi da mettere in relazione allo stress della malattia, dunque alle cure. L’effetto placebo è riconosciuto dagli anni ’50, quando il dottor Beccher di Harward   per la prima volta questo fenomeno.

Fino a poco tempo fa gran parte degli esperti lo liquidava come un trionfo dell’autosuggestione grazie alla quale gente che continuava ad essere malata ( o che non lo era mai stata) di fatto, si convinceva di stare meglio. Ora si è scoperto invece che le attese personali possono alterare in maniera sostanziale e diretta il decorso della malattia. Sempre più accertamenti lasciano intuire che qualsiasi tipo di esperienza emotiva tranquillizzante è in grado di migliorare la salute del nostro fisico.

Varie ricerche condotte a Harward hanno scoperto che l’osservanza dei precetti religiosi è associabile a più bassi indici di malattia e ospedalizzazione. Negli studi condotti su pazienti maschi positivi all’HIV, i ricercatori hanno evidenziato che l’ottimismo è associato ad un funzionamento più valido delle cellule immunitarie.

Possiamo quindi imparare a stare meglio?

Questo è il quesito fondamentale della medicina psicosomatica la cui risposta non è un sì incondizionato. Le circostanze stressanti della vita, talvolta sono inevitabili e l’eredità e il temperamento  fanno sì che alcuni siano più portati allo stress di altri. Le tecniche di rilassamento non possono curare il cancro, ma alleviando la paura e ristringendo gli effetti collaterali della terapia fanno in modo che molti pazienti si sentano meno oppressi. Quali che siano i suoi limiti la Medicina Psicosomatica ha comunque il vantaggio di non fare male.

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