IL PAZIENTE ONCOLOGICO

L’APPROCCIO PSICOLOGICO AL PAZIENTE ONCOLOGICO

Sappiamo da sempre quanto l’incidenza della malattia può influire sugli assetti e gli equilibri della mente. L’effetto più evidente che si va a riscontrare è la regressione dell’Io, che apre all’interno della psiche uno spazio nuovo che, per la sua particolare struttura, merita di essere analizzato. Questa istanza, con sede all’interno del sub-conscio, può dar luogo, attraverso l’elaborazione dei dati, a diversi atteggiamenti che possono essere adattivi e non.

Rientra tra gli scopi primari dell’evoluzione rintracciare le linee da marcare e definire per procedere a favore della stabilità emotiva ed esistenziale. L’impatto con la malattia crea instabilità, confusione, stato d’allerta, incapacità ad agire, a volte addirittura panico. Tutti effetti da affidare al doppio lavoro cognitivo-comportamentale.Al sub-conscio è affidato il compito di indagare e valutare: nei meandri  di questa struttura mentale albergano infatti soluzioni, procedure da adottare e seguire per  valutare in termini  oggettivamente validi l’entità della malattia. Questa richiede una cura, un intervento a volte, medico chirurgico e non si può immaginare una soluzione priva di  effetti secondari. Le conseguenze generate possono, se bene impostate e amministrate, dar luogo a buoni spunti riflessivi, in grado di rinvigorire  la forza rigeneratrice interna, spesso offuscata e sacrificata dalla coscienza. E’ qui che deve ripristinarsi l’unità psicosomatica, rinforzando gli argini di un fiume che è chiamato in ogni modo a seguire il suo corso naturale impetuoso fino al mare, dove finalmente confondersi non rintracciandosi più come entità a sé stante.

 In questa fase si trascendono i valori e i proponimenti. I bisogni, spesso relegati  a condizioni di vita troppo restrittivi, trovano lo spazio per definirsi e sostanziarsi in tranquillità emotiva. L’incontro con la malattia rimette in discussione le relative certezze, sulle quali avevamo fondato tutti i nostri assunti di base, rivaluta la possibilità di vedere nel presente il passato del nostro futuro.

L’approccio psicologico allargato al contesto familiare deve garantire prima il contenimento dell’emergenza e poi l’uso della strategia migliore da adottare. Non bisogna mai negare le evidenze, si deve, piuttosto, riorganizzare una rete comunicativa funzionale alle esigenze imposte dalla malattia. L’ascolto empatico rivolto al paziente e alla famiglia offre al medico, che ha il compito di curare, la possibilità di aumentare il livello di collaborazione, favorendo in prospettiva futura l’esito positivo della malattia.

Ho preferito parlare di malattia e non  di cancro per dissuadere favorevolmente quanti in questa classificazione diagnostica intravedono la fine, o l’inizio di un lungo e faticoso calvario. Per quanto riguarda il convegno penso di poter concludere auspicandomi una fattiva collaborazione tra le parti in causa, affinché si possa intravedere per gli argomenti trattati un futuro più ricco di speranza.

 

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